FITOTERAPIA, FARMACOLOGIA, PATOLOGIA GENERALE E FARMACOLOGIA

TERAPIA PER L’OSTEOPOROSI

osteoporosi

La terapia per l’osteoporosi si basa principalmente sull’utilizzo di farmaci  capaci di limitare la perdita della densità ossea (es. sali di calcio, estrogeni, bifosfonati, ecc.). Tuttavia anche la fitoterapia si è rivelata potenzialmente efficace per contrastare questa malattia, soprattutto nelle fasi iniziali.
In questo articolo analizzeremo in dettaglio i principali farmaci e le cure naturali utili per il trattamento dell’osteoporosi. 

L’osteoporosi è il più frequente disordine metabolico che si riscontra a carico dell’apparato scheletrico. Questa patologia è direttamente connessa all’invecchiamento e colpisce prevalentemente il sesso femminile (circa il 70% dei casi) dopo la menopausa.
Le osteoporosi si possono suddividere in due grandi gruppi: le primitive (circa 80% dei casi) e le secondarie. Generalmente l’osteoporosi si sviluppa a partire dai 40 anni fino ad avere un picco massimo dopo i 75 anni di età.

Tra le forme primitive nella donna, vengono ulteriormente distinte: l’osteoporosi di tipo I (post-menopausale) e l’osteoporosi di tipo II (senile).

L’osteoporosi di tipo I è direttamente correlata alla perdita di attività delle gonadi con la menopausa. In condizioni normali, la donna produce un quantitativo di ormoni (estrogeni) capace di limitare l’attività degli osteoclasti (cellule del tessuto osseo deputate dalla distruzione) e prevenire il riassorbimento dello scheletro.
Dopo la menopausa, il quantitativo di estrogeni nella donna scende drasticamente e l’attività degli osteoclasti inizia a prevalere su quella degli osteoblasti. Questa condizione provoca un incremento dei livelli di calcio nel sangue e determina una diminuzione della produzione di paratormone, della vitamina D e dell’assorbimento del calcio dall’intestino. L’organismo, non potendo agire efficacemente sull’osso, tenta di eliminare il calcio in eccesso nel sangue con un aumento della funzionalità renale. Tanto maggiore sarà il calcio liberato dalle ossa e tanto più elevato sarà quello eliminato attraverso le urine. Di norma le donne dopo la menopausa perdono dal 2 al 5% di massa ossea ogni anno.


Invece l’osteoporosi di tipo II è una condizione caratterizzata da un inefficace assorbimento di calcio a livello intestinale per deficit di vitamina D. In questo caso l’attività del paratormone aumenta significativamente (iperparatiroidismo) per promuovere la demolizione dell’osso ed incrementare i livelli di calcio plasmatico. Le osteoporosi di tipo II sono manifestazioni causate da altre condizioni patologiche (es. resezione gastrica, epatopatie, cirrosi, denutrizione, tireotossicosi, iperparatiroidismo, morbo di Cushing, ipogonadismo, malassorbimento) oppure secondarie all’utilizzo di particolari farmaci (es. cortisonici, ormoni tiroidei, anticonvulsivanti).

TERAPIA FARMACOLOGICA PER L’OSTEOPOROSI

farmaci per osteoporosi

– ESTROGENI

Trattamento sostitutivo per le donne in menopausa. Occorre massima attenzione in quanto l’utilizzo di questi preparati incrementa i rischi di tumore al seno. La terapia estrogenica è spesso associata a quella progestinica; anche in questo caso occorre massima attenzione poiché questa associazione può provocare un aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Si raccomandano controlli periodici del CA 15.3 e dei parametri della coagulazione.


– SALI DI CALCIO

Spesso associati alla vitamina D3. Incrementano i livelli di calcio per riduzione dell’attività degli osteoclasti ma non permettono di recuperare la massa ossea persa in precedenza. Occorre prestare attenzione poiché possono provocare insufficienza renale.


 BIFOSFONATI

Sono farmaci che garantiscono di recuperare circa un 5% della densità ossea in sede vertebrale ed un 4% in sede femorale nel corso di 3 anni dal loro utilizzo. Le molecole con maggior efficacia clinica sono: l’alendronato, il risedronato e l’ibandronato. I bifosfonati sono spesso associati ad una cura con vitamina D3. Riducono di circa il 50% il rischio di nuove fratture. La terapia deve essere attentamente monitorata in caso di disturbi gastrointestinali (es. reflusso, ernia jatale).


– PARATORMONE

Dosaggi di breve durata di paratormone esercitano effetti anabolici sull’osso per attivazione diretta degli osteoblasti. Il paratormone riduce di circa il 70% il rischio di nuove fratture vertebrali e di circa il 50% il rischio di nuove fratture non-vertebrali. Il trattamento (in parte ancora sperimentale) con paratormone è riservato ai casi di grave osteoporosi. Nel 2017 l’FDA ha approvato l’abaloparatide, un analogo sintetico dell’ormone paratireoideo, per il trattamento dell’osteoporosi.


RANELATO DI STRONZIO

Il farmaco riduce del 50% il rischio di nuove fratture vertebrali e di circa il 40% il rischio di fratture femorali. E’ uno dei pochi preparati capaci di incrementare la deposizione di tessuto osseo ed inibire al contempo l’azione degli osteoclasti.

FITOTERAPIA e CURE NATURALI PER L’OSTEOPOROSI

fitoterapia osteoporosi

– ESTRATTO DI GLICINE MAX

L’estratto di soia è capace di incrementare l’attività degli osteoblasti. Sembra che la genisteina, un derivato isoflavonico simile al ipriflavone, eserciterebbe effetti anabolizzanti sul tessuto osseo.


– ESTRATTO DI SAMBUCUS SIEBOLDIANA

Il Sambucus sieboldiana è una pianta originaria del contenente asiatico. Alcuni ricercatori hanno scoperto che l’estratto etanolico (ottenuto dalle parti aeree della pianta) esercita una spiccata azione di tipo inibente sul riassorbimento osseo


– ESTRATTO DI CISTANCHE SALSA

E’ una pianta parassita che si sviluppa connettendosi alle radici di altre piante. La Cistanche salsa è tipica dei climi aridi del Deserto di Taklamakan. L’estratto della pianta è capace di ridurre il riassorbimento del tessuto osseo ed incrementare l’elasticità del tessuto.


– ESTRATTO DI EQUISETUM ARVENSE

L’estratto di equiseto è indicato per la prevenzione e per il trattamento dell’osteoporosi. La silice contenuta nella pianta, insieme ai flavonoidi (es. quercetina, luteolina, apigenina, ecc.) ed alcuni derivati terpenici (Es. acido oleanolico, acido betulinico ecc.), svolge effetto protettivo sul tessuto osseo. L’estratto è capace di incrementare sensibilmente la deposizione di calcio nello scheletro ed aumentare la formazione di matrice (incremento sintesi collagene).

 

ESTRATTO DI MACA

La Lepidium meyenii è una pianta originarie delle Ande peruviane. L’estratto ottenuto dalle radici della Maca viene ampliamente utilizzato per alleviare i sintomi della menopausa e come blando afrodisiaco. Un recente studio scientifico ha dimostrato che la Maca è capace di migliorare la densità ossea, la morfologia e le caratteristiche biochimiche di tutto l’apparato scheletrico.

 

– ESTRATTO DI ORTICA

L’estratto a base di Urtica dioica ha dimostrato importanti effetti anabolizzanti sull’apparato scheletrico per incremento della densità ossea femorale. Inoltre, a seguito di trattamento, si sono normalizzati i livelli di b-ALP (fosfatasi alcalina osseo specifica), di calcio e di fosforo plasmatici. L’ortica può rivelarsi una importante pianta medicinale sia per la prevenzione che per il trattamento dell’osteoporosi.

COME PREVENIRE L’OSTEOPOROSI CON LA VITAMINA E

Voglio infine ricordare uno studio condotto sui supplementi di vitamina E per la prevenzione dell’osteoporosi. Ima-Nirwana, insieme ai suoi collaboratori, ha dimostrato che la vitamina E impedisce il riassorbimento del tessuto osseo e riduce il rischio di fratture sia femorali che vertebrali.

NUOVI FARMACI PER L’OSTEOPOROSI?
A CHE PUNTO E’ LA RICERCA CLINICA….

Negli ultimi decenni le ricerche si sono concentrate sullo sviluppo di nuovi farmaci per l’osteoporosi basati su anticorpi monoclonali diretti contro la sclerotina, una glicoproteina prodotta dalle cellule del tessuto osseo e capace di favorire l’osteoporosi.

Tra questi medicinali (alcuni ancora in fase di studio), possiamo annoverare:

BLOSOZUMAB 

SETRUSUMAB

– ROMOSOZUMAB

Il Romosozumab è il primo agente ad essere stato approvato in Giappone e dell’FDA. I risultati dei trial clinici indicano che questo medicinale migliora la BMD (densità minerale ossea) in modo statisticamente significativo, riducendo il rischio di fratture in soggetti di entrambi i sessi affetti da osteoporosi. 
Gli effetti collaterali più comuni a seguito di terapia sottocutanea con 210 mg di Romosozumab per 12 mesi comprendono: artralgia, nasofaringite, dolore alla schiena, ipocalcemia, dolore nella sede di iniezione e osteoartrite. Circa il 20% dei pazienti sviluppa anticorpi anti-romosozumbab che riducono l’efficacia del farmaco.

Dott. Michele Moggio

Dott. Michele Moggio

Laurea Specialistica in Farmacia
Master in Naturopatia e Terapie Complementari

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