NUTRIZIONE E CHIMICA DEGLI ALIMENTI

Integratori post covid

integratori post covid

Quali sono gli integratori post covid utili per favorire il recupero psico-fisico?

Esistono degli integratori post covid efficaci?

Ci sono studi clinici che abbiano dimostrato la validità nutrizionale degli integratori post covid?

In questo articolo ti spiegherò tutto quello che devi sapere per non cadere nella trappola spietata del marketing di integratori o di altre mirabolanti sostanze per il post covid.

 

Tabella dei contenuti
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    INTEGRATORI POST COVID: LA SINDROME DEL LONG COVID

    Diversi studi clinici hanno dimostrato che molti pazienti colpiti dal COVID 19 sviluppano, nel corso delle settimane o dei mesi successivi, dei disturbi di salute persistenti (vedi tabella). Gli effetti a distanza di tempo della malattia da COVID 19 sono definiti con il termine di “condizione post-COVID 19” o “conseguenze a lungo termine della COVID 19”.

    Più precisamente i sintomi che durano più di tre settimane vengono classificati come “COVID-19 post-acuto” mentre quelli che persistono per oltre 12 settimane come “COVID-19 cronico”.

    L’affaticamento respiratorio e i sintomi neuropsicologici post-Covid 19 (es. stanchezza, sonnolenza, ridotta concentrazione, brain fog, ecc.) sono stati registrati nel 35% dei pazienti non ospedalizzati e nell’87% dei pazienti ospedalizzati. In media circa un paziente su due presenta conseguenze neurologiche (sintomi di stanchezza e ridotta concentrazione) nei mesi successivi alla fase acuta della malattia.

     

    Molti di questi sintomi non sono specifici e quindi è essenziale confrontarsi sempre con il proprio medico o con il proprio specialista per effettuare una corretta diagnosi differenziale con altre patologie

    In genere i pazienti ospedalizzati presentano rischi maggiori di incorrere in problemi cardiovascolari (es. ipertensione, palpitazioni, infiammazioni del miocardio, vasculiti, insufficienza cardiaca) nei mesi successivi ed è quindi essenziale un corretto programma di follow-up cardiologico. Non è ancora chiaro se il danno cardiovascolare sia dovuto dal virus o dagli effetti indiretti della malattia come per esempio l’ipossiemia, la trombosi e l’aumento dei processi infiammatori a carico dei tessuti.

    I pazienti colpiti da diarrea durante la fase acuta della malattia hanno una probabilità di oltre 2,5 volte superiore di soffrire di conseguenze a lungo termine della Covid-19. In genere si riscontrano delle alterazioni nel microbiota intestinale con riduzione del numero di alcuni batteri commensali (Faecalibacterium prausnitzii, Eubacterium rectale e bifidobatteri); la disbiosi intestinale post-Covid 19 è generalmente indipendente dall’uso degli antibiotici e si caratterizza per l’aumento dei livelli di citochine proinfiammatorie (es. IL-1β, IL-6, e TNF).

    Le indagini ematologiche, seppur fondamentali per un corretto screening generale, non mostrano quasi mai segni di alterazione in caso di condizione post-Covid 19. Ben più importanti sono la visita pneumologica e quella cardiologica, eventualmente accompagnate dall’emogas analisi, dall’ecocardiogramma, dall’elettrocardiogramma, dalla spirometria globale e dalla diffusione alveolo capillare del monossido di carbonio (DLCO).

    INTEGRATORI POST COVID: ADULTI

    Molte sostanze nutraceutiche (vedi sotto) sono state e si stanno ancora studiando per contrastare gli effetti della condizione post-Covid 19.

    Come in tutte le patologie a carattere infiammatorio, la supplementazione di alcuni tipi di sostanze può favorire, seppur limitatamente, il recupero psicofisico e le naturali difese dell’organismo.

     

    Mediante la glicoproteina spike, il virus SARS-CoV-2 interagisce con i recettori dell’angiotensina II (AT2) presenti sulle nostre cellule per legarsi ed entrare in esse. Ne consegue che tutte le sostanze nutraceutiche capaci di ridurre l’espressione di ACE2 (enzima di conversione dell’angiotensina II) possono contribuire nel limitare l’ingresso del virus nelle cellule umane e migliorare l’intensità dei processi infiammatori sia durante la fase acuta che nella condizione post-Covid 19.

     

    INTEGRATORI POST COVID

    –             Vitamina C

    –             Vitamina D

    –             Vitamina E

    –             Vitamina del gruppo B

    –             Magnesio

    –             L-carnitina

    –             L-triptofano

    –             Melatonina

    –             Zinco

    –             Selenio

    –             Zenzero

    –             Curcuma

    –             Aglio

    –             Miele

    –             Echinacea

    –             Sambuco

    –             Nigella sativa

    –             Acidi grassi Omega-3

    –             Flavonoidi

    –             Prebiotici

    –             Probiotici

    –             Postbiotici

    –             Resveratrolo

    –             Coenzima Q10

     

    INTEGRATORI POST COVID PIU’ UTILIZZATI

    Gli integratori post covid più utilizzati risultano la vitamina c, la vitamina d, la melatonina, la curcuma, gli acidi grassi omega-3, i flavonoidi e i probiotici.

     

    L’acido ascorbico (vitamina C) è una sostanza antiossidante e può essere di aiuto nei pazienti anziani o nei casi in cui sia accertata una carenza effettiva di questa vitamina (es. durante terapie farmacologiche, malnutrizione, aumento dello stress ossidativo).

    I livelli plasmatici normali di vitamina C sono circa 50 µmol/L; i pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto associata a COVID-19 presentano in media livelli estremamente bassi di questa vitamina (<11 µmol/L). Anche i pazienti con COVID-19 in forma più leggera evidenziano basse concentrazioni di vitamina C nel sangue.

    Molti studi clinici sono stati fatti per valutare l’impatto della vitamina C sulla malattia COVID-19. Tra i più importanti si può annoverare lo studio multicentrico randomizzato, della durata di 10 giorni e condotto su 214 pazienti con l’utilizzo di 50 mg/die di zinco e di 8000 mg/die di vitamina C. Nonostante i dosaggi elevati di vitamina C, nessuna evidenza clinica è stata riscontrata in termini di riduzione dei sintomi clinici, dei ricoveri e della mortalità.

    In ambito sperimentale, uno studio clinico che includeva 150 pazienti ha evidenziato qualche potenziale risultato con l’utilizzo di vitamina C per via endovenosa (50 mg per kg di peso corporeo al giorno), accorciando i tempi di recupero senza però modificare l’intensità dei sintomi, la mortalità o l’utilizzo di respiratori meccanici.  

    Oltre a questi studi, anche due meta analisi non hanno riscontrato alcuna utilità della vitamina C per il trattamento della malattia COVID-19 o per le conseguenze a lungo termine della COVID-19.

    L’acido ascorbico (vitamina C) è sicuramente un elemento essenziale per la salute delle nostre cellule, specie quando i livelli di ossidazione e di infiammazione risultano elevati. Tuttavia ad oggi non ci sono evidenze clinicamente rilevabili per la gestione della Covid-19.

    Con la revisione di settembre 2021, il Ministero della Salute ha stabilito che l’apporto massimo di vitamina C negli integratori alimentari deve essere di 1000 mg/die.

     

    La vitamina D è una vitamina liposolubile estremamente importante per il buon mantenimento della massa ossea. La carenza di vitamina D nella popolazione mondiale è un dato preoccupante in quanto oltre un miliardo di persone ne sono colpite. Bassi livelli di vitamina D sono associati ad un aumento del rischio di infezioni e di morte prematura.

    Il ruolo della vitamina D nella malattia Covid-19 non è ancora del tutto chiaro; sembra che questa sostanza permetta di ridurre la risposta infiammatoria limitando la liberazione di citochine e favorendo la liberazione di peptidi antivirali.

    Sebbene ad oggi non sono emersi risultati statisticamente significativi sull’utilizzo della vitamina D sia nella fase acuta della malattia Covid-19 che nel post-Covid 19, l’integrazione di questa sostanza può svolgere solo un ruolo secondario per favorire le naturali difese dell’organismo e per il trofismo del tessuto osseo.

    Con la revisione di settembre 2021, il Ministero della Salute ha stabilito che l’apporto massimo di vitamina D negli integratori alimentari deve essere di 50 mg/die.

     

    La melatonina è un neuro-ormone secreto dalla ghiandola pineale durante le ore notturne. Le sue funzioni biologiche sono molteplici (es. omeostasi del ritmo circadiano, effetto antiossidante, effetto neuroprotettivo, regolazione di altri ormoni, ecc.) ma come integratore alimentare viene utilizzata per contribuire ad alleviare gli effetti del jet lag o per ridurre il tempo richiesto per prendere sonno.  

    A livello sperimentale si è scoperto che la melatonina può ridurre l’ingresso del virus SARS-CoV-2 e limitare la liberazione di fattori pro-infiammatori a livello della mucosa polmonare. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che la supplementazione di melatonina può favorire la riduzione degli indici di infiammazione sistemica (es. proteina C reattiva) migliorando il recupero della salute dei pazienti. Inoltre, sebbene siano necessari ulteriori studi clinici, ci sono alcune evidenze che mostrano che la melatonina potrebbe ridurre la mortalità nei pazienti Covid-19 ospedalizzati.

    Nel post Covid gli effetti antiossidanti e calmanti della melatonina potrebbero essere di aiuto soprattutto in caso di insonnia.

     

    La Curcuma longa è una pianta erbacea perenne con effetti antinfiammatori, immunostimolanti e antiossidanti. L’integrazione di curcumina (principio attivo caratteristico della curcuma) migliora lo stress ossidativo riducendo la liberazione di molecole proinfiammatorie (IL-1 beta, IL-6) e stimolando la liberazione di citochine antinfiammatorie (es. IL-10, IL-35, TGF-alfa).

    Alcuni studi clinici hanno messo in evidenza che la curcumina potrebbe essere di aiuto nella malattia COVID-19 e nel post Covid-19 per le sue importanti proprietà antivirali. Una revisione sistemica ha inoltre dimostrato che il trattamento con curcumina può portare ad una riduzione dei sintomi clinici, della durata dei ricoveri e dei decessi; tuttavia, come giustamente sottolineano i ricercatori, sono necessari ulteriori studi clinici su un numero maggiore di pazienti.

    Voglio ricordare che l’assorbimento sistemico della curcumina è estremamente basso ma può essere aumentato significativamente (del 2000%) se essa viene assunta in combinazione con la piperina. Questa associazione si è rivelata particolarmente utile in uno studio clinico per ridurre i tempi di recupero e il fabbisogno di ossigeno dei pazienti.

     

    Gli acidi grassi omega 3 sono acidi grassi polinsaturi dotati di azione antiossidante, ipolipidemica e antinfiammatoria. In generale il nostro organismo richiede almeno 250 mg/die di EPA e DHA (due importantissimi acidi grassi della famiglia degli omega 3); tutte queste sostanze si trovano principalmente nella ventresca di tonno, nelle acciughe, nello sgombro, nelle sarde, nel salmone, nella trota e nel tonno.

    È noto che gli acidi grassi omega 3 favoriscono il metabolismo dei fosfolipidi cerebrali e del sistema nervoso, migliorando i processi infiammatori sia acuti che cronici. L’azione neuroprotettiva di queste sostanze è utile per prevenire l’ingresso del virus SARS-CoV-2 inibendo il contatto tra la proteina spike e l’enzima ACE2 presente sulle cellule.

    EPA e DHA possono migliorare la funzione piastrinica, ridurre l’aggregazione del sangue e potenziare la barriera antiossidante. Non è ancora chiaro quali siano i meccanismi e quali siano i potenziali risultati clinici ma è possibile che l’integrazione di acidi grassi omega 3 possa essere di aiuto soprattutto nel caso di post Covid 19.

     

    I flavonoidi (es. quercetina, naringina, apigenina, luteolina, ecc.) sono una classe di composti naturali dotati di azione fortemente antiossidante. Mirtilli, agrumi, uva, cipolle sono tutti alimenti ricchi in flavonoidi.

    Dal punto di vista farmacologico i flavonoidi possiedono interessanti proprietà antivirali poiché sono capaci di inibire la replicazione virale modulando inoltre l’attività del sistema immunitario. L’azione antinfiammatoria dei flavonoidi è nota da tempo e viene utilizzata in campo fitoterapico per il trattamento di malattie infiammatorie sia in fase acuta che cronica.

    Tra i flavonoidi la quercetina, per quanto riguarda la malattia Covid 19, è forse quella più studiata e più utilizzata. La quercetina inibisce la proteasi, la polimerasi, la trascrittasi inversa, la DNA girasi e le proteine di legame del capside virale. Gli studi sull’uomo, sebbene ancora fortemente limitati, hanno dimostrato un potenziale effetto della quercetina per migliorare i sintomi della malattia e della durata dei ricoveri ospedalieri. La quercetina, in virtù delle sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, è risultata efficace per ridurre i livelli plasmatici della proteina C reattiva, della lattato deidrogenasi e della fosfatasi alcalina.

    Uno studio clinico su 120 pazienti ha inoltre evidenziato che l’utilizzo della quercetina può migliorare di circa il 14% la protezione da infezioni dal Covid-19. Ad oggi purtroppo i dati clinici sono troppo limitati e non si può stabilire con certezza le reali proprietà di questa molecola sul virus SARS-CoV-2.

    Voglio ricordare che nell’ambito degli integratori alimentari il Ministero della Salute ha stabilito un dosaggio massimo giornaliero di 1000 mg di flavonoidi (come complesso) mentre per la quercetina il dosaggio massimo è 200 mg/die come aglicone o 300 mg/die come glicoside. È estremamente importante rispettare questi dosaggi per non incorrere in potenziali effetti collaterali (es. danno renale acuto) da iperdosaggio.

     

    Il virus SARS-CoV-2 provoca cambiamenti nel microbiota intestinale; in modo particolare si assiste ad una riduzione dei batteri benefici che può persistere fino a molti mesi dopo la guarigione. I prebiotici, i probiotici e i postbiotici possono rivelarsi utili per i pazienti affetti da long Covid poiché favoriscono il recupero del microbiota intestinale e migliorano i processi infiammatori a carico dell’apparato digerente.   

    Uno studio clinico condotto su 70 pazienti ha dimostrato che l’assunzione di un mix di probiotici (Streptococcus thermophilus DSM 32345, L. acidophilus DSM 32241, L. helveticus DSM 32242, Lacticaseibacillus paracasei DSM 32243, L. plantarum DSM 32244, LeviL. brevis DSM 27961, B. lactis DSM 32246 e B. lactisDSM 32247) per sette giorni ha migliorato la gravità dei sintomi intestinali (es. diarrea, nausea, vomito) e ridotto di 8 volte il rischio di complicanze respiratorie. Altre prove cliniche con ceppi di probiotici assunti per 30 giorni hanno evidenziato un miglioramento del tasso di remissione della malattia.

     

    Ad oggi purtroppo non ci sono linee guida ufficiali sull’utilizzo di questi nutraceutici per il trattamento della condizione post-COVID 19; tuttavia gli effetti antiinfiammatori, immunomodulanti, antiossidanti e antivirali dei probiotici spingono i ricercatori a compiere sempre più studi clinici su queste sostanze.

     

     

    INTEGRATORI POST COVID BAMBINI

    Gli integratori post covid per i bambini devono essere utilizzati con estrema prudenza in quanto non ci sono, o ci sono pochissimi studi clinici sulla popolazione infantile. 

    E’ essenziale contattare il medico prima di qualsiasi tipo di integrazione.

    INTEGRATORI POST COVID ANZIANI

    Gli integratori post covid in questo caso devono essere utilizzati per favorire il recupero dei macronutrienti e dei micronutrienti secondo quanto stabilito dal proprio medico, specialista o farmacista di fiducia. 

    Gli anziani sono maggiormente colpiti dai sintomi della malattia COVID 19 e necessitano di integratori antiossidanti e ricostituenti in funzione del loro quadro clinico. È estremamente importante fare attenzione alle terapie concomitanti e alle condizioni di salute poiché molte sostanze (es. flavonoidi, curcuma, ecc.) possono causare interazioni farmacologiche o peggiorare patologie presenti (es. insufficienza renale).

     

    INTEGRATORI POST COVID – LATTOFERRINA

    La lattoferrina è una glicoproteina della famiglia delle transferrine, dotata di interessanti proprietà antimicrobiche per via della sua capacità di legare il ferro e di dissolvere la membrana dei batteri gram negativi. 

    Questa sostanza è particolarmente abbondante nel latte e la sua funzione è quella di stimolare il sistema immunitario ed inibire le infezioni nei neonati.

    Nel corso degli ultimi 30 anni la lattoferrina è stata analizzata per le sue proprietà antivirali nei confronti di diversi ceppi di virus tra cui: l’herpes simplex, il rotavirus, il poliovirus, il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), il virus dell’epatite, il papillomavirus, il virus respiratorio sinciziale, il virus della parainfluenza e infine del coronavirus.

    La lattoferrina può inibire direttamente l’ingresso dei virus nella cellula impedendo l’attacco ai recettori ACE2 o ai proteoglicani dell’eparan solfato (HSPG); inoltre può sopprimere la replicazione virale all’interno della cellula ospite per attivazione della liberazione di interferoni di tipo I.

    Uno studio clinico, condotto su 75 pazienti, ha dimostrato che l’assunzione di lattoferrina (associata allo zinco) per 10 giorni porta ad un notevole miglioramento dei sintomi clinici della malattia da COVID 19. Sembra che la lattoferrina satura di zinco permetta di ottenere un’azione antivirale più marcata rispetto alla sola lattoferrina.

    Nonostante questi studi sperimentali, ad oggi non ci sono linee guida specifiche sulla lattoferrina ma alcuni ricercatori ritengono che questa sostanza possa essere di notevole aiuto per tutta la popolazione sia come rimedio preventivo per limitare l’infezione da covid 19 sia come rimedio curativo per velocizzare i tempi di recupero.

     

    Il Ministero della Salute ha stabilito il dosaggio massimo giornaliero di 200 mg di lattoferrina negli integratori alimentari; purtroppo non sono state definite le funzioni nutraceutiche per questa sostanza. 

     

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    DOTT. MICHELE MOGGIO

    Laurea Specialistica in Farmacia
    Master in Naturopatia e Terapie Complementari

    Bibliografia:

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    Silvia Molino, Andrea Pisarevsky, Shyam Badu, Qinglong Wu, Fabiana López Mingorance, Patricia Vega, Juan Pablo Stefanolo, Julieta Repetti, Guillermina Ludueña, Pablo Pepa, Juan Ignacio Olmos, Marcelo Rodriguez Fermepin, Tatiana Uehara, Elisa Viciani, Andrea Castagnetti, Tor Savidge, María Marta Piskorz,

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    One thought on “Integratori post covid

    1. Dr Giacomo Carta ha detto:

      Bravo! Informazione di qualità con bibliografia di riferimento

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